Qualche giorno fa il gruppo l’Espresso ha diffuso la notizia della jv con Huffington Post che quindi approderà anche in Italia.
Lasciando da parte le (seppur interessanti e corpose) considerazioni circa il modello di giornalismo che ne emerge, è curioso riflettere sulla cosidetta Frictionless Sharing ovvero la “condivisione senza attrito”, termine inaugurato dal fondatore di Facebook a settembre 2011 e che è alla base di servizi come appunto l’Huffington Post: l’utente condivide in modo automatico con tutti i propri contatti la musica che ascolta, gli articoli che legge, e in generale i contenuti a cui accede.
I dati e le informazioni che circolano in rete stanno assumendo proporzioni giganti, e orientarsi in questo oceano sembra sempre più difficile.
Quello che ci si chiede è se l’automatizzazione dello sharing sia una risposta adeguata e inevitabile per orientarsi come ad esempio sostengono qui, oppure se a questi software che lasciano poco alla fantasia (e soprattutto alla privacy), siano da preferire quei dashboards che permettono ad ogni singolo individuo di scegliere cosa condividere e cosa no, come si sostiene qui e qui.
E ancora, come ci si chiede in questo interessante articolo, questa tendenza potrebbe rivelarsi positiva o negativa per chi vuole promuovere il proprio brand in rete?
Nel frattempo, segnialiamo una miniguida per gli utenti FB su come scegliere se praticare la frictionless sharing oppure no.